Benvenuti a casa!

A quasi due anni dal nostro trasloco in questa casa non posso fare a meno di pensare alle nostre case: questa e poi la nostra prima casa.

Quando ripenso al nostro primo nido mi sciolgo sempre in un sorriso. Era piccolina la nostra casetta: terzo piano senza ascensore, cosa che, quando sei carica con la spesa, diventa piuttosto faticoso; una camera, un salottino e una cucina. Ma il pezzo forte della casa era il bagno: un bagno a corridoio, talmente stretto che, in larghezza, ci stava solo una persona. In mezzo al bagno c’era uno scalino, sì, esatto, proprio  uno scalino… quante volte sono inciampata! Ma niente paura non mi sono mai fatta male… e come avrei potuto? Subito attaccati allo scalino infatti, uno dopo l’ altro, c’erano bidè e water quindi al massimo dopo la caduta mi trovavo bella e pronta per espletare le mie funzioni. Al fondo del bagno, dopo il water c’era la doccia. Anche la doccia aveva un suo perché: era praticamente un loculo. Ci tengo a dire che la doccia piccola ha i suoi vantaggi: non si rischiano cadute. Una volta mi è capitato di scivolare ma mi sono semplicemente incastrata. 

Scherzi a parte quella casa ci ha visti protagonisti delle nostre vite per tre anni. Un annetto prima del matrimonio e poi i due anni dopo. 

Che meraviglia ripensare al nostro primo anno di convivenza… praticamente un litigio dopo l’altro. Se mi avessero detto che mi sarei spostata con uno con cui litigavo così tanto non ci avrei creduto.  Probabilmente quell’anno è stato il nostro assestamento, perché dopo abbiamo trovato un equilibrio, litighiamo lo stesso, ma con metodo (ma questo punto sarà sviscerato in un altro articolo)… Comunque quella casetta resterà per sempre nel mio cuore, tante sono le cose che lì abbiamo vissuto: è lì che abbiamo messo insieme i nostri due mondi con il trasloco delle sue e delle mie cose, è lì che abbiamo fatto il nostro primo albero di Natale, è lì che siamo tornati il giorno dopo il nostro matrimonio, è lì che abbiamo scoperto di aspettare un bambino ed è sempre lì che ci siamo leccati le ferite a vicenda dopo aver scoperto che quel bambino, almeno per ora, non ci sarebbe stato. È sempre in quella nostra prima casa che abbiamo deciso dopo un po’, anche incoraggiati dalla crescita del lavoro di Marco (dato che il canone d’affitto sarebbe stato più alto) di cercarne una più grande e confortevole, e l’abbiamo trovata, addirittura con ascensore e due bagni spaziali! 

È davvero una bella casa, una casa un po’ più matura come piano piano sta maturando e crescendo il nostro rapporto. 

Arrivati nella nostra nuova casa abbiamo avuto la possibilità di sceglierci il nostro zerbino. L’ abbiamo cercato e la nostra scelta è caduta su uno con scritto: “VIETATO ENTRARE DI CATTIVO UMORE”. Dovevano essere un po’ le parole d’ordine per la nostra famiglia. 

Ogni volta che arrivo sul pianerottolo di casa, infatti lo vedo e sorrido o, se è stata proprio una brutta giornata, mi ci soffermo un attimo a pensare e poi entro in casa.  È vero, in famiglia dovremmo sentirci liberi di essere come siamo, di sentire ed esternare le emozioni come vogliamo, belle o brutte che siano, ma io quello zerbino non lo leggo come un limite alla mia libertà di entrare sbattendo la porta, ma come un provocazione. Mi ricorda che essere di buon umore è una mia scelta. Mi ricorda che usare una parola gentile al posto di una scontrosa e acida è una mia decisione, regole che tra l’altro valgono per la vita in generale.

Garantisco che puntualmente fallisco, essendo io la persona più umorale e bisbetica che esista… Marco, purtroppo ne è testimone. Ma in certe cose nella vita basta un po’ di buona volontà e, lo so, la mia buona volontà mi porterà a migliorare… spero… prima o poi. 

Perciò, proposito per il domani e il dopodomani e il dopodopodomani ecc…per me e per te che stai leggendo è: “Prendiamoci cura della nostra casa, della nostra famiglia cercando di scegliere per noi e per chi amiamo il buon umore… SEMPRE”. 

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